Rientro a scuola, un serio rischio è l’età avanzata dei docenti

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Due quinti degli insegnanti e dei bidelli italiani ha più di 55 anni e questo dato potrebbe rappresentare un problema per il rientro a scuola. Specialmente in primavera il Covid ha dimostrato di essere particolarmente severo con le persone mature e quindi, in tema di ripartenza, c’è ancora da valutare attentamente anche quest’aspetto certamente non secondario. L’alternativa poteva essere quella di proseguire l’attività didattica in smart working, ma il Dl di agosto ha annullato questa possibilità. Adesso per restare a casa è necessario dimostrare la sussistenza di “alcune tipologie di malattie cronico degenerative (ad esempio malattie cardiovascolari, respiratorie e dismetaboliche), patologie a carico del sistema immunitario o oncologiche che, in caso di comorbilità con l’infezione da SARS-CoV-2, potrebbero aggravare la patologia in questione.”

I lavoratori “fragili”

I lavoratori “fragili” della scuola, indipendentemente dal fatto che siano insegnanti, Ata o dirigenti scolastici, sono quindi coloro che sono affetti da patologie di un’oggettiva rilevanza.

Qualora queste patologie venissero dimostrate verrebbero a presentarsi i presupposti per iniziare la “sorveglianza sanitaria eccezionale”, garantita dal datore di lavoro, e quindi la verifica effettiva della situazione di maggiore vulnerabilità.

Stando alle ultime proiezioni, circa il 40% del personale scolastico composto da ATA e docenti ha superato i 55 anni. Si tratta di 400.000 lavoratori della scuola che dalla data di lunedì 14 settembre dovranno ripresentarsi in classe per l’inizio delle lezioni in presenza dell’anno scolastico 2020/2021.

Secondo il sindacato scolastico Anief è piuttosto grave che l’ISS non abbia inserito tra i lavoratori fragili “chi ha più di 55 anni, a prescindere dalla presenza o meno di patologie o stati di malattia accertati”.

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Luca Parigi

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