Nelle scuole italiane 250.000 supplenti e 40.000 precari

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Numeri alla mano nelle scuole italiane ci sono più di 250.000 supplenti annuali e ben 40.000 precari che sostituiscono i docenti per brevi periodi. A questo computo si somma Quota 100 che in un decennio svuoterà le scuole della metà degli insegnanti per ragioni di pensionamento. Il prossimo anno questi numeri potrebbero anche aumentare in considerazione del fatto che i due concorsi scuola, ordinario e straordinario, tardano ad essere indetti. Una situazione che deve sicuramente fare riflettere affinché si possano trovare delle soluzioni immediate per diminuire questa enorme “supplentite”.

Il pericoloso ritardo dei concorsi per la scuola secondaria

I bandi per i concorsi di tipo ordinario e straordinario per la scuola secondaria sono attesi da molto tempo.

Purtroppo, l’abbandono dell’incarico di Ministro dell’Istruzione da parte di Lorenzo Fioramonti, oltre che la decisione governativa di sdoppiare il Miur in due dicasteri, con due ministri ancora in attesa della designazione ufficiale, ha allungato ancor di più i tempi.

“Serve un Piano Marshall per la scuola – dichiara Maddalena Gissi, leader della Cisl Scuola – la rivisitazione di un modello di reclutamento strutturale è urgente”. Gissi, insieme ai segretari di Flc Cgil e Uil Scuola, Francesco Sinopoli e Pino Turi, chiede un confronto con il Miur sui contenuti del concorso straordinario, così come prevedevano gli impegni presi. “Vogliamo che il testo della prova concorsuale sia presentato alle organizzazioni sindacali per il confronto e per le modifiche che si devono eventualmente apporre”, spiegano i rappresentanti delle sigle sindacali scolastiche.

A questo punto il tempo utile per la promulgazione, lo svolgimento e gli esiti del concorso straordinario potrebbe risultare insufficiente per portare nuovi docenti in cattedra a partire dal 1° settembre. Il concorso ordinario, tra l’altro, richiederà tempi ancora più lunghi.

Il 2020 doveva essere l’anno dei grandi concorsi per la pubblica amministrazione, ma per quanto riguarda il pianeta Scuola vige una stasi oggettivamente preoccupante.

Luca Parigi

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